
Tutto ha inizio così. Con un vecchio libro di storia.
Avevo poco più di tre anni e da quel momento, nella mia vita, niente avrebbe mai eguagliato l’attrattiva di un libro che sapeva di vecchio e di polvere.
Stanca di dover aspettare che qualcuno fosse disponibile a leggere per me, feci l’unica cosa pragmatica che potevo fare: imparai a leggere da sola.
Nessuno ha mai capito davvero come avessi fatto.
Solo qualche mese dopo si accorsero che non stavo inventando ad alta voce la vita di Giulio Cesare…
la stavo leggendo!
Era evidente a tutti cosa mi piacesse.
La mia sete di conoscenza era sotto gli occhi di chiunque.
Accumulavo libri instancabilmente.
Poi, al liceo, successe qualcosa di incomprensibile.
Circondata dal latino, dal greco, dalla storia, dalla letteratura, da tutto quello che avevo desiderato da quando avevo tre anni, non riuscivo più nemmeno a posare gli occhi su un testo senza provare fastidio.
Dramma. Pianti. Disperazione.
E l’inizio di un lungo viaggio alla ricerca di risposte.
L’ipotesi della pigrizia non reggeva.
Nessuno piange così tanto per qualcosa che non riesce a fare, se non desidera farla con tutto se stesso.
Il mio “viaggio dell’eroe” è stato fatto di treni regionali verso reparti di psichiatria e neurologia in tutta Italia. Cercavo una spiegazione che non arrivava.
Arrivavano ipotesi confuse, diagnosi che non mi appartenevano.
Ma non arrivava una risposta che mi calzasse davvero.
Molte volte mi hanno chiesto perché desiderassi così tanto una diagnosi.
Perché ci sono domande troppo importanti per restare senza risposta.
Soprattutto quando quella risposta può aiutarti a ottenere ciò di cui hai bisogno.
Dopo più di dieci anni di viaggi, colloqui, tentativi, la risposta l’ho trovata su internet.
Uno studio di Harvard parlava di disturbo dell’attenzione.
Da quel giorno sono passati più di vent’anni.
Vent’anni in cui tutto è diventato un lavoro artigianale su attenzione, umore, sonno, apprendimento.
Un modellare continuo. Uno scoprire continuo.
Non ho mai fatto davvero pace con la mia difficoltà a leggere.
Ma imparare ad imparare è stato un viaggio incredibile.
E da quella enorme frustrazione ho costruito decine di strade alternative.
Strade che poi ho deciso di condividere con gli altri.